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Tutela delle Acque

L’ Acqua in Valle d’Aosta è una risorsa dal valore inestimabile e deve assolutamente essere protetta e tutelata in quanto patrimonio del territorio valdostano.

 

L’Articolo 7 del nostro Statuto Speciale ci ricorda che le acque valdostane sono di proprietà della Regione per 99 anni. Tuttavia nello Statuto viene anche specificato che la concessione è rinnovabile a condizione che lo Stato non abbia intenzione di fare delle acque valdostane un piano di interesse nazionale, in tal caso la proprietà delle acque non apparterebbe più alla Regione Autonoma Valle d’Aosta. Dobbiamo quindi lavorare oggi per riuscire ad ottenere il rinnovo della concessione, contrattando con lo Stato italiano. Non dobbiamo inoltre sottovalutare la seconda grande problematica relativa alle acque, ovvero il rinnovo delle concessioni per il loro utilizzo.

 

Le concessioni di derivazione idroelettriche infatti scadranno nel 2029 e saranno quindi indette delle gare d’appalto per i rinnovi. Di conseguenza le concessioni per l’utilizzo delle acque valdostane rischiano di essere vendute a società nazionali o internazionali, causando un grave danno per l’economia valdostana.

 

La Regione Autonoma Valle d’Aosta ha infatti investito nell’utilizzo della acque valdostane, creando quella che a livello di energia rinnovabile è diventata un’eccellenza del nostro territorio, con 32 centrali idroelettriche, 8 parchi eolici e 2 impianti fotovoltaici che portano energia non solo sul terrirorio regionale ma anche su quello nazionale: la Compagnia Valdostana delle Acque o CVA.

 

CVA è una società di diritto privato interamente partecipata dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta tramite Finaosta, che svolge attività di produzione e vendita di energia elettrica sull’intero territorio nazionale e attività di distribuzione nella Regione.

 

Una società che genera circa 3 miliardi di kWh annui e che dà lavoro a circa 400 persone, una scomessa vincente per l’economia della Regione, che però è ora messa a rischio. Nel caso in cui fosse utilizzato il meccanismo della gara di appalti per le concessi di utilizzo delle acque, infatti, solo gli operatori nazionali ed internazionali di maggiori dimensioni avrebbero buone possibilità di assegnazione e CVA sarebbe in tal modo fortemente penalizzata poiché esposta ad una forte concorrenza, dovendo competere con importanti società a regole completamente impari (vedi D.lgs. 19 agosto 2016 n. 175 e s.m.i. e Legge 124/2015 o Legge Madia), incorrendo inoltre in un maggior rischio di conflitto di interesse poiché interamente partecipata dalla stessa pubblica amministrazione che dovrà assegnare le concessioni.

 

Deve quindi essere prioritaria una riflessione sulla disciplina normativa in materia di grandi derivazioni idroelettriche, in modo tale da procedere con l’attuazione di un piano che tuteli la nostra Regione e le nostre Acque e consenta di gestire a livello esclusivamente regionale una così grande fonte di introiti, mantenendo dunque entre nous questa inestimabile risorsa valdostana e permettendo a CVA di continuare a gestire le nostre acque, consentendole in tal modo di accrescere la propria operatività, il proprio sviluppo e le proprie potenzialità e cercando di sviluppare nuove figure professionali, creando quindi nuova occupazione sul territorio.

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