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Dicembre 31, 2025

A proposito di Affidabilità. Mandati in Giunta: un attacco all’Autonomia

Non ho mai voluto entrare nel dibattito giuridico sull’interpretazione di una norma regionale che impedirebbe al Presidente e dunque alla Giunta di essere legittimata a governare.

Non l’ho fatto perché gli eventi di questi ultimi mesi mi hanno insegnato ancora di più che cosa significa fare politica non sulle o contro le persone ma guardare a qualcosa di più alto e ampio.

Da ormai 6 anni però ho avuto l’onore di fondare, con Augusto Rollandin un movimento che si chiama Pour l’Autonomie. E di questo voglio parlare, di Autonomia.

Inutile dire cosa penso del fatto che la Giunta si sia costituita parte civile nel processo che coinvolge direttamente la persona che attualmente sta alla Presidenza della Regione e non l’istituzione, ma voglio dire cosa penso degli argomenti usati nella difesa.

Non siamo di fronte a una semplice questione giuridica. Siamo di fronte a un passaggio che tocca direttamente la credibilità dell’autonomia valdostana.

La scelta, sostenuta dagli avvocati su mandato del Presidente Testolin e della Giunta Regionale – di ipotizzare il ricorso alla Corte costituzionale contro una legge regionale-rappresenta un fatto di estrema gravità.

È un vulnus, alla difesa delle prerogative autonomistiche della Valle d’Aosta.

Si arriva al paradosso di una Regione Autonoma che mette in discussione una propria legge, in una materia, ricordiamolo, dove abbiamo competenza primaria, indebolendo sé stessa e utilizzando l’autonomia contro l’autonomia.

Seppur come ho avuto modo di dire più volte non condivido in toto la legge, nel 2007 il Consiglio regionale fece una scelta politica chiara: non introdurre l’elezione diretta del Presidente e costruire un sistema fondato sull’equilibrio consiliare, accompagnato da limiti al potere esecutivo, tra cui quello dei mandati.

Quella legge non è un dettaglio tecnico. È il frutto di una precisa visione istituzionale, che possiamo condividere o meno ma rimane un punto fuori discussione.

Ancora più significativo è il dato politico: quella legge fu sostenuta e costruita dallo stesso Movimento di cui fa parte l’attuale Presidente.

Oggi si assiste a un rovesciamento di quella impostazione.

Mettere in discussione quella legge, e farlo ipotizzando un passaggio davanti alla Corte costituzionale, significa negare una scelta politica consapevole, svuotare di significato l’autonomia legislativa regionale e trasformare una regola in un ostacolo da aggirare. E fatto ancora più destabilizzante è farlo nel momento in cui la norma tocca direttamente gli interessi di un eletto che si trova a capo di una maggioranza regionale.

Non è una correzione tecnica. È una rottura politica.

Perché quella del 2007 fu certamente una legge fatta per un motivo chiaro che tutti sappiamo: evitare ad Augusto Rollandin di Governare per troppo tempo. Eppure lui quella legge la rispettò senza metterla in discussione.

Questo dovrebbe far riflettere.

Perché chi Governa la nostra Regione invece di andare davanti ad un giudice per chiedere l’incostituzionalità di una norma non propone e approva una norma diversa? Perché la politica, dopo 17 anni, deve chiedere al giudice se una norma che essa stessa ha scritto, facendo prevalere le sue prerogative, è costituzionale? Perché un Governo che si definisce autonomista vuole di fatto impugnare una sua legge rinunciando alla nostra autonomia?

Se un autonomista convinto come me si trova a leggere un post dell’onorevole Urzì di Fratelli d’Italia e non può replicare perché dice semplicemente la cruda verità, allora abbiamo un grande problema Politico. Con questa scelta il Presidente e la Giunta hanno messo in difficoltà il concetto stesso di Autonomia e politicamente ci aspettiamo che vi siano le conseguenze ovvie richieste da un attacco frontale e interno come questo.

Perché se le leggi valgono solo finché sono convenienti, allora non esiste più certezza del diritto, non esiste più autonomia, non esiste più credibilità delle istituzioni.

Chi ritiene che quel modello non sia più adeguato lo dica apertamente e si assuma la responsabilità di cambiarlo nel rispetto delle regole.

Ma una cosa deve essere chiara: le leggi non si aggirano, le istituzioni non si piegano, l’autonomia non si usa contro sé stessa. L’Autonomia si difende sempre e non a parole ma con i fatti.

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