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Salut, Giuliana.

Anna, non scendere di qua, non prendere questa pista, è sbagliata, c’è un campo da tennis lì in fondo!”

Giuliana, allora dobbiamo scendere più avanti, lì sembra esserci un passaggio.”

Nacque così, per caso, questa grande amicizia, durante la loro prima gara ufficiale a Zermatt.

Anna e Giuliana sono state amiche prima ancora dell’essere rivali. Un’amicizia speciale che si è consolidata allenamento dopo allenamento, gara dopo gara, negli anni passati insieme in Nazionale e che ha saputo resistere sino ad oggi.

Oltre ad una forte determinazione e ad una grande passione per lo sci, Anna e Giuliana avevano in comune una memoria di ferro, si ricordavano tutto.

La Nonna, infatti, ci parlava spesso delle sue avventure giovanili e quando veniva trattato il tema dello sci, come spesso accadeva, non poteva esimersi dal parlare di Giuliana e di come lei, grazie alla sua inesauribile forza di volontà, sia arrivata ad ottenere gli eccellenti risultati che noi tutti ora conosciamo. Sì, perché dietro ad un grande risultato ci sono sempre innumerevoli sacrifici e loro questo lo sapevano bene. Lo sci, un tempo, non era di certo lo sport che conosciamo e pratichiamo noi oggi, a partire dai materiali delle attrezzature. Un solo paio di sci lunghi in legno era assai costoso e in caso di rottura erano guai, infatti bisognava cercare di rimetterli a posto alla bell’e meglio e sperare che resistessero ancora il più a lungo possibile, perché non era mai il momento giusto per sostituirli. Anche le piste non erano come quelle che frequentiamo noi oggi, tant’è che entrambe nel guardare le gare di sci alla televisione esclamavano sempre “che belle piste battute” oppure ” che bei tracciati” e si stupivano quando il telecronista parlava di “pista rovinata”: i segni delle lamine sulla neve loro non li vedevano neanche e di certo non per problemi di vista. E come conseguenza a tutto ciò, anche la vita da atleta è cambiata notevolmente. Quando c’erano le gare importanti in trasferta e si doveva stare via per qualche giorno, la sveglia era alle 4 del mattino e alle 4.30 si prendeva la corriera fino a Chatillon e da lì il treno per Milano, il tutto con zaino e sci in spalla, e guai a chi si lamentava della fatica, era tutto allenamento!

Il villaggio di Zermatt non è stato solo il luogo d’inizio della loro amicizia, ma anche l’esordio della loro carriera agonistica. Giuliana, infatti, dopo aver tagliato il traguardo assieme ad Anna con un notevole ritardo dai primi posti, come spesso ci ha raccontato la nonna, si è detta: “No Giuliana, così non va bene, un risultato così mai più!”

E da lì, gradino dopo gradino, affrontando tutte le difficoltà con una grande determinazione e una immensa forza di volontà, è riuscita ad arrivare lassù e a portare la prima medaglia olimpionica femminile in Italia, durante le olimpiadi di Ore del 1952. Inoltre, è stato anche un grande esempio di emancipazione femminile nel mondo dello sport, in quanto è stata la prima donna a pronunciare il giuramento olimpico, alle Olimpiadi di Cortina del 1956.

“Gioisco e ringrazio perché la vita mi ha dato la forza e la volontà di partecipare a queste gare così importanti e di vincerne alcune, non dico tutte, avrei voluto tutte, ma non è possibile, è impossibile, però nel mio carattere c’era!”

E Noi ringraziamo te, Giuliana, perché non sei stata solo una grande campionessa, sei stata un grande esempio per molti. Hai mostrato a tutti come la forza di volontà, il sacrificio e una grande passione possano portare a grandi risultati, il tutto rimanendo sempre la donna semplice che la Nonna ci ha così spesso descritto nei suoi mille racconti.

Ora ci piace immaginarti lì, sul divano, mentre discuti con la nonna di quanto il mondo dello sci sia cambiato, o mentre ripercorrete tutta la vostra carriera, oppure ancora meglio vi vogliamo immaginare in cima al Ventina mentre vi guardate e con uno sguardo vi dite “to dret”.

Salut, Giuliana.

Francesca Gaspard

383 766 284