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Il ruolo della Valle d’Aosta nel futuro dell’agricoltura europea

Per capire quanto e come sia essenziale lavorare alacremente oggi per il futuro dell’agricoltura valdostana e per il ruolo che può giocare la nostra Regione in Europa, è importante analizzare:

–          La programmazione agricola europea

–          I macro-temi per lo sviluppo futuro dell’agricoltura

–          Il ricambio generazionale e il diritto di restare

–          Gli aspetti relativi a formazione, innovazione e digitalizzazione

 

La strategia che la Commissione Europea sta sviluppando si orienta a una visione:

  • Attrattiva per i giovani, garantendo un reddito dignitoso
  • Competitiva e resiliente di fronte a crisi e tensioni globali
  • Sostenibile nei limiti ecologici
  • Equa, valorizzando la diversità territoriale e rafforzando il “diritto di rimanere”.

Questi obiettivi europei si sposano, se ben adattati alla nostra realtà, con le priorità storiche e strutturali della Valle d’Aosta, quali: presidio del territorio, agricoltura di montagna, filiere corte e qualità delle produzioni.

 

Per quanto attiene ai macro-temi sviluppati nel testo orientativo della Commissione Europea in materia di sviluppo futuro dell’agricoltura, voglio sottolineare che la Valle d’Aosta, in virtù delle sue dimensioni ridotte e delle sue caratteristiche morfologiche, può essere considerata a pieno diritto un laboratorio di sostenibilità e resilienza nel quadro della transizione ecologica e della strategia rurale e al contempo può rivendicare un ruolo di regione pilota.

 

Questi macro-temi sono nel dettaglio:

  • Zootecnia territoriale e multifunzionale, basata sulla differenziazione dei modelli aziendali in agricoltura;
  • Agricoltura e allevamento sostenibile e di qualità, fondati su esperienze consolidate in pratiche agro-ecologiche, colture e produzioni biologiche con valorizzazione delle DOP/IGP e input al settore bio;
  • Resilienza ambientale, ottenuta sia attraverso gestione del patrimonio prato-pascolivo in modo da contenere le criticità legate all’erosione dei suoli e al dissesto idrogeologico e prevenire fenomeni di incendio, che attraverso adattamenti già attivi al cambiamento climatico in alta quota e gestione sostenibile delle risorse idriche e forestali.

Guardando alla prossima programmazione europea 28/34, sosterrò con convinzione l’introduzione di un “aiuto sociale per l’agricoltura di montagna”, un riconoscimento economico che premi gli agricoltori che scelgono di restare e coltivare territori difficili, nonostante le marginalità e le sfide strutturali.

In un tempo di transizione ecologica e fragilità ambientale, è mia opinione che sia fondamentale riconoscere e sostenere chi, con il proprio lavoro quotidiano, rende più sostenibile e coesa l’Europa rurale: il rispetto e la valorizzazione del contesto locale è una visione intelligente, efficace, lungimirante.

 

Per quanto attiene a formazione, innovazione e digitalizzazione, la Commissione sta promuovendo un’agricoltura digitale, basata sulla conoscenza, mediante investimenti sulla connettività, sull’innovazione tecnologica e sui sistemi AKIS (acronimo inglese di Sistema di conoscenza e innovazione in ambito agricolo), un pacchetto organico di interventi volti a promuovere la formazione degli agricoltori e la condivisione del sapere.

Il sistema AKIS permette un confronto tecnico fra tutti i soggetti operanti a livello regionale che, a vario titolo, erogano servizi a favore del settore agro-alimentare e forestale valdostano, al fine di strutturare, nell’ambito della programmazione 2023/27, un’offerta completa, sinergica e complementare per quanto riguarda formazione, informazione, consulenza, innovazione, ricerca e sperimentazione a supporto delle imprese agricole, alimentari e forestali regionali, per far sì che siano davvero competitive, preparate e innovative.

Al momento sono stati attivati i bandi per la formazione e per il sostegno di progetti innovativi, mentre a breve saranno attivati anche i servizi di consulenza diretta alle aziende, di aiuto concreto allo sviluppo agricolo valdostano. L’approccio AKIS, indubbiamente di grande valore per uno sviluppo futuro della figura e della professionalità poliedrica dell’agricoltore e dell’allevatore, presenta alcune criticità applicative sul territorio regionale, come, ad esempio, la limitazione dei bandi di innovazione ad un orizzonte temporale di soli due anni……durata, questa, troppo ridotta per riuscire ad appurare l’effettiva efficacia della scelta innovativa intrapresa. Le nostre aziende hanno caratteristiche che implicano orizzonti di sperimentazione di durata sicuramente quinquennale, funzionale ad un’analisi più approfondita dei risultati raggiungibili e delle potenzialità innovative sperimentate, con l’obiettivo di scegliere con maggiore consapevolezza la strada da intraprendere.

Proprio per le specificità culturali, sociali, economiche e morfologiche di piccole regioni con forti identità storiche, come la nostra, si rende sempre più necessario ed efficace proseguire e intensificare la relazione diretta con le Istituzioni Europee affinché possano conoscere e comprendere il nostro tessuto e le nostre caratteristiche, quindi rispondere adeguatamente alle conseguenti esigenze.

 

In questo ambito, la Valle d’Aosta può candidarsi a pieno titolo come territorio sperimentale, sfruttando la dimensione contenuta per testare modelli agro-tecnologici integrati, in sinergia con le sue istituzioni formative e scientifiche. Il mio auspicio è che, attraverso una visione agricola europea lungimirante e particolareggiata, la prossima programmazione permetta alla nostra Regione di veder riconosciute le sue specificità e tutelate le sue eccellenze.

Concludendo, il futuro dell’agricoltura europea è fortemente legato alla capacità di valorizzare i territori e la Valle d’Aosta, con il suo patrimonio naturale, sociale e produttivo, è chiamata a svolgere un ruolo proattivo nella nuova stagione strategica europea, trasformando le sfide della montagna in opportunità per l’Europa intera.

Se realmente, l’obiettivo espresso dalla Commissione Europea, è quello di salvaguardare e difendere la zootecnia territoriale e multifunzionale, l’agricoltura sostenibile, la resilienza ambientale e il “diritto di rimanere”, sono convinto che sia fondamentale creare delle misure specifiche, mirate e adattate alle specificità dei nostri territori così particolari e complessi. Ciò non implica l’investimento di maggiori risorse, bensì la concezione di misure più adeguate e confacenti alle esigenze reali dei nostri agricoltori e allevatori.

 

Per quanto attiene al ricambio generazionale e il diritto di restare, è mia convinzione che la nuova programmazione europea debba rafforzare questi comportamenti virtuosi, esattamente come ha fatto e sta facendo la Valle d’Aosta.

Riguardo al ricambio generazionale, l’Assessorato ha provveduto ad aumentare il premio di insediamento per i giovani agricoltori, affiancandolo alla già presente misura di sostegno di questa categoria.

Riguardo al diritto di rimanere, l’Assessorato ha avviato specifiche politiche e misure a sostegno ed incentivo del lavoro agricolo, affinché questo sia riconosciuto a livello economico e a livello sociale per il ruolo centrale che svolge nella produzione di beni comuni, nel presidio del territorio, nel mantenimento del paesaggio, nella tutela della biodiversità e nel contrasto allo spopolamento della montagna.

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